Abelacimab riduce i sanguinamenti rispetto a rivaroxaban nei pazienti con FA e compromissione renale

Un’analisi secondaria dello studio randomizzato AZALEA-TIMI 71, pubblicata su JAMA Cardiology, ha valutato la sicurezza di abelacimab rispetto a rivaroxaban nei pazienti con fibrillazione atriale (FA) e diversi livelli di funzionalità renale, dimostrando una riduzione significativa del rischio emorragico con l’utilizzo del nuovo inibitore del fattore XI.

La compromissione renale è frequente nei pazienti con FA e rappresenta un noto fattore di rischio per eventi emorragici in corso di terapia anticoagulante. Nello studio AZALEA-TIMI 71, 1284 pazienti con FA sono stati randomizzati a ricevere uno dei due dosaggi mensili di abelacimab (90 o 150 mg) oppure rivaroxaban, con stratificazione in base alla clearance della creatinina (CrCl). I pazienti con CrCl <15 mL/min o in dialisi sono stati esclusi. Nei soggetti con CrCl ≤50 mL/min, la dose di rivaroxaban era ridotta a 15 mg al giorno, mentre abelacimab è stato somministrato alla dose assegnata indipendentemente dalla funzionalità renale.

Il risultato primario era rappresentato da sanguinamenti maggiori o clinicamente rilevanti non maggiori (CRNM). Nei pazienti trattati con rivaroxaban, quelli con CrCl ≤50 mL/min hanno manifestato un’incidenza di eventi emorragici significativamente più alta rispetto a quelli con funzione renale conservata (13,6 vs 7,0 eventi per 100 anni-persona). Abelacimab, al contrario, ha ridotto in modo sostanziale il rischio di sanguinamento in entrambi i sottogruppi di funzionalità renale. In particolare, nei pazienti con CrCl ≤50 mL/min, l’hazard ratio (HR) rispetto a rivaroxaban è stato 0,26 (IC 95%, 0,12-0,54), mentre nei pazienti con funzione renale migliore l’HR è stato 0,40 (IC 95%, 0,26-0,62), senza evidenza di interazione significativa tra trattamento e funzione renale (P = 0,33).

L’efficacia di abelacimab nel ridurre il rischio di sanguinamento è risultata coerente anche considerando solo i sanguinamenti maggiori e un endpoint composito più ampio che includeva anche i sanguinamenti minori. Non sono emerse differenze rilevanti tra i due dosaggi di abelacimab.

Questi risultati suggeriscono che abelacimab potrebbe rappresentare un’opzione terapeutica più sicura rispetto a rivaroxaban nei pazienti con FA, in particolare in presenza di malattia renale cronica. Tuttavia, gli autori sottolineano la necessità di studi più ampi per valutare l’efficacia di abelacimab nella prevenzione dell’ictus in questo contesto.

JAMA Cardiol. Published online September 01, 2025. doi:10.1001/jamacardio.2025.3393

Post correlati

Lascia un commento



Homnya Srl | Partita IVA: 13026241003

Sede legale: Via della Stelletta, 23 - 00186 - Roma
Sede operativa: Via della Stelletta, 23 - 00186 - Roma
Sede operativa: Via Galvani, 24 - 20099 - Milano

Popular Science Italia © 2026